Scheda
Licenza, patentino o attestato: come si chiama davvero
Il documento che in Italia si chiama comunemente patentino, o licenza per droni, ha un nome tecnico preciso: certificato di competenza del pilota remoto nel lessico del regolamento europeo, attestato in quello corrente di ENAC. Non è una sfumatura da giuristi. Le tre parole descrivono cose diverse, e sapere quale usare fa risparmiare tempo - a volte anche denaro.
Che cosa c'è scritto sul documento
Il PDF che si scarica dall'area personale dopo aver superato la prova riporta i dati anagrafici, un numero identificativo, la data in cui è stato emesso e quella in cui scade, e l'indicazione delle sottocategorie coperte: A1/A3 oppure A2. Non contiene la parola licenza, non contiene la parola patentino, e non contiene alcuna abilitazione riferita a un modello o a una marca di drone.
Il motivo è che il titolo attesta una conoscenza, non una capacità operativa verificata da un terzo. Chi lo ottiene ha dimostrato, rispondendo a un questionario, di sapere che cosa dicono le regole. Non ha dimostrato di saper decollare. In categoria Open nessun esame pratico è previsto: neppure per l'A2, dove l'addestramento si svolge da soli, in condizioni di sottocategoria A3, e si autodichiara al momento dell'iscrizione all'esame.
Perché si è imposta la parola patentino
Perché è comoda, e perché descrive bene la sensazione. Chi compra un drone per la prima volta cerca l'equivalente della patente dell'automobile: un permesso da ottenere prima di partire. Il diminutivo suggerisce esattamente questo, una patente in scala ridotta, ed è entrato nell'uso ben prima che l'Europa riscrivesse le regole nel 2019.
C'è però una ragione più tecnica per cui la parola resiste: nell'ordinamento aeronautico "licenza" ha un significato riservato. È il titolo che l'autorità rilascia dopo visite mediche, ore di volo certificate e prove pratiche con un esaminatore, e nel mondo dei droni ricomparirà solo con la categoria Certified, quella degli apparecchi grandi e del trasporto di persone. Chiamare licenza un certificato ottenuto con quaranta domande a risposta multipla creerebbe una confusione che il legislatore ha preferito evitare.
Il compromesso ragionevole è quello che adottano quasi tutti, comprese le scuole: si dice patentino parlando, si scrive attestato quando conta.
Pilota remoto e operatore UAS: due ruoli, non due sinonimi
La coppia di termini che vale davvero la pena imparare è un'altra, perché genera errori concreti. Il pilota remoto è chi comanda il volo, ed è la persona che deve possedere l'attestato. L'operatore UAS è chi possiede o impiega il drone, ed è il soggetto - persona fisica o giuridica - che si registra su d-flight e a cui è intestato il codice identificativo che finisce stampato in QR code sull'apparecchio.
Nella pratica di chi vola per diletto i due ruoli coincidono nella stessa persona, e questo alimenta l'idea che siano la stessa cosa. Non lo sono. Un'azienda può essere operatore e impiegare tre piloti diversi; un genitore può essere operatore di un drone che pilota il figlio. Sono due adempimenti separati, con due portali separati: l'esame si svolge sulla piattaforma dei servizi web di ENAC, la registrazione su d-flight.
Dove la confusione costa qualcosa
Il primo costo è di ricerca. Cercando "licenza drone" si finisce con buona probabilità su pagine che raccontano il regime italiano precedente al 2020, quando esisteva ancora la distinzione fra uso ricreativo e non ricreativo e l'esame si svolgeva altrove. Quel mondo non c'è più: oggi conta il rischio dell'operazione, non la ragione per cui la si compie.
Il secondo è di denaro. Chi immagina una patente si aspetta anche una scuola guida obbligatoria, e finisce per acquistare un corso convinto che sia un passaggio necessario. Per l'A1/A3 non lo è: il materiale didattico di ENAC è gratuito e l'unica spesa imposta è quella dell'esame. Un corso può avere senso - molti lo trovano più efficace di uno studio solitario - ma è una scelta, non un requisito. Diverso il caso degli attestati per la categoria Specific, dove l'addestramento pratico presso una Entità Riconosciuta è invece obbligatorio.
Il terzo è di sicurezza. Chi crede di aver preso una patente pensa di poter guidare ovunque. L'attestato, al contrario, non autorizza nulla in sé: dice soltanto che il pilota conosce le regole. Che si possa volare in un certo punto lo decidono il peso e la classe del drone, la presenza di persone e la mappa delle zone geografiche, non il documento nel portafoglio.