Scheda
E poi? Cosa fare il giorno dopo l'esame
L'attestato non autorizza un volo: certifica una conoscenza. Fra il PDF appena scaricato e il primo decollo legittimo restano tre adempimenti e una verifica, tutti risolvibili in una sera. Nell'ordine: registrarsi come operatore, applicare il codice sul drone, stipulare la polizza, e solo alla fine aprire la mappa e guardare dove si ha intenzione di volare.
Primo: registrarsi come operatore
L'esame riguarda il pilota remoto; la registrazione riguarda l'operatore UAS, cioè chi possiede e impiega l'apparecchio. Sono due figure che nella pratica coincidono quasi sempre nella stessa persona, ma restano due adempimenti separati e due portali separati: l'attestato sta sui servizi web di ENAC, la registrazione sul portale d-flight.
L'obbligo riguarda chiunque operi un drone in Italia. Ne restano fuori soltanto i giocattoli conformi alla direttiva europea in materia e gli apparecchi sotto i 250 grammi che non abbiano a bordo sensori capaci di registrare dati personali: la fotocamera basta a far rientrare l'obbligo, ed è il motivo per cui quasi ogni mini drone in commercio va comunque registrato.
Dalla registrazione nasce il codice operatore: sedici caratteri, i primi tre dei quali identificano lo Stato - ITA per l'Italia. È il codice che accompagna la persona o l'azienda, non il singolo apparecchio, e resta lo stesso anche cambiando drone. L'accesso ai servizi è legato a un abbonamento annuale, che dalle nuove tariffe in vigore dal 15 gennaio 2026 è di 7 euro per il profilo Basic della categoria Open e di 28 euro per il profilo Pro, quello della Specific.
Secondo: il codice sul drone
Il codice operatore si stampa in QR code e si applica a ogni apparecchio che si possiede. Non è un adesivo decorativo: è l'elemento che, durante un controllo, collega l'apparecchio a una persona identificabile. Va posizionato in modo che sia leggibile senza smontare nulla, e va sostituito se si rovina.
Esiste anche un secondo QR code, riferito al singolo drone anziché all'operatore, che nella categoria Open è facoltativo: serve per funzionalità avanzate legate ai piani di volo e al tracciamento, non richieste a chi vola in Open. Confonderlo con quello obbligatorio è l'errore più comune di questa fase, e porta a spendere per un servizio che non era necessario.
Terzo: la polizza
L'assicurazione di responsabilità civile verso terzi è imposta dall'articolo 27 del Regolamento ENAC UAS-IT, con i massimali richiamati dal Reg. (CE) 785/2004. Sotto i cinquecento chili di massa il minimo è fissato in 750.000 diritti speciali di prelievo, un valore che al cambio corrente corrisponde all'incirca a 900.000 euro.
Tre precisazioni evitano quasi tutti i guai. La prima: l'obbligo non ha una soglia di peso. Vale anche per il drone da 200 grammi e anche per l'uso ricreativo; l'unica esclusione riguarda i giocattoli veri e propri. La seconda: la polizza capofamiglia non basta. È una copertura pensata per altri rischi e non risponde ai requisiti aeronautici; serve un contratto specifico per droni. La terza: la spesa è modesta rispetto all'esposizione, con premi che per l'uso ricreativo partono da una trentina di euro l'anno e salgono a qualche centinaio per l'uso professionale, in funzione del peso e dell'ambito operativo.
Le sanzioni previste per chi vola senza copertura sono fra le più severe dell'intera materia e in certi casi arrivano al sequestro dell'apparecchio; le cifre discendono dal Codice della navigazione e dalla normativa di settore, e vanno letti nei testi di legge più che nelle sintesi che circolano in rete.
Poi, prima di ogni volo: la mappa
Con i tre adempimenti sistemati, resta l'unica verifica che va ripetuta ogni volta. La mappa ufficiale delle zone geografiche italiane è quella pubblicata su d-flight, e il colore di ciascuna area indica la quota massima consentita in categoria Open: il rosso segnala il divieto, l'arancione ferma a 25 metri, il giallo a 45, il blu a 60, il bianco lascia i 120 metri pieni. Non è una guida di cortesia, è la fonte da consultare per sapere se in quel punto si può volare.
Alla mappa vanno affiancate due cose che la mappa non mostra: le ordinanze comunali e i provvedimenti di pubblica sicurezza, che in molti centri storici o in occasione di eventi vietano il sorvolo. Il primo volo, in ogni caso, è meglio farlo in un'area libera e ampia, con l'apparecchio a vista e senza persone non coinvolte nel raggio d'azione: serve a scoprire come reagisce il drone al vento, non a portare a casa un'inquadratura.